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Quando nasce una mamma: nove mesi di cambiamenti, emozioni e paure

gravidanza inverno

Quando si parla di psicologia e maternità, generalmente ci si concentra sui vissuti emozionali negativi che possono insorgere nel post partum e che, se sottovalutati, potrebbero portare allo sviluppo di disturbi psicopatologici di diversa entità, come il Maternity Blues, la depressione post-partum fino ad arrivare alla psicosi puerperale.

Ma cosa succede nella psiche di una donna durante il periodo della gestazione? In che modo si cambia, ci si prepara, si vive il profondo cambiamento psicofisico che avviene in questi nove mesi?

In poche parole, quando e come nasce una mamma?

Scopo di questo post è quello di esplorare e cercare di capire il vissuto di una donna che si prepara a diventare madre, raccontando la gravidanza cosiddetta “fisiologica”, ovvero priva di particolari rischi per la salute della gestante e del nascituro, dal punto di vista della futura mamma. L’obiettivo non è fornire una descrizione esaustiva o scientifica dei mutamenti fisici e psicologici, che possono essere estremamente diversi da caso a caso, ma raccontare le emozioni, le paure e i cambiamenti con lo sguardo di chi li vive o li ha vissuti in prima persona.

Primo trimestre: dal positivo all’annuncio ufficiale

test positivoChe la gravidanza sia stata pianificata a lungo o che sia arrivata anticipatamente rispetto alle previsioni, il momento in cui si scopre di essere incinta scatena un mix di emozioni contrastanti: felicità, incredulità, paura, euforia e terrore allo stato puro si alternano nella mente della futura mamma. Ma fin da quel momento la mente femminile comincia ad adattarsi: si prenotano le visite mediche, si comincia a fare attenzione a ciò che si mangia, si modificano alcune delle abitudini quotidiane.

I primi tre mesi rappresentano il periodo più privato della gravidanza. Generalmente si condivide questo momento col partner, a volte con i familiari più stretti e qualche selezionato e fidatissimo amico.

Mentre esteticamente non sono ancora visibili particolari variazioni nell’aspetto, la donna comincia a sperimentare i primi cambiamenti fisici. Non per tutte i sintomi sono gli stessi e anche le più fortunate che riescono a evitare gli effetti collaterali peggiori (vedi nausea e vomito) devono spesso fare i conti con stanchezza, sonnolenza, problemi di digestione e stipsi.

In queste prime settimane la difficoltà maggiore per molte consiste nel nascondere il proprio stato cercando di non modificare eccessivamente le proprie incombenze quotidiane, specialmente quando si lavora. Anche in assenza totale di sintomi (e badate bene, spesso questo preoccupa più della presenza degli stessi!) la voglia di gridare al mondo la propria gioia diventa sempre più inconciliabile con il desiderio di custodire il segreto ancora un po’.

Secondo trimestre: il “fagiolino” diventa reale

Il terzo mese è terminato, i primi esami sono positivi, il puntino che nelle prime ecografie si faceva fatica a distinguere cresce e finalmente chi ha sofferto di nausea e spossatezza inizia a stare meglio: comincia il secondo trimestre!

La futura mamma a questo punto sperimenta cambiamenti sempre più visibili, sia al suo interno che nel mondo circostante. Nel corso di quarto, quinto e sesto mese la pancia comincia a crescere e il corpo cambia: non sempre però i cambiamenti sono ben accetti, specialmente quando non del tutto positivi. Non tutte le donne in gravidanza si sentono al meglio e le reazioni del nostro fisico sono imprevedibili: la pelle può diventare luminosa come non mai o riempirsi di brufoletti e impurità come in adolescenza, i capelli essere folti e lucenti o al contrario spenti e opachi. E ai mutamenti fisici si accompagnano i famigerati sbalzi ormonali, spesso responsabili di nervosismo e irritabilità  che dall’esterno appaiono ingiustificati o spropositati. Non dimentichiamoci però che le future mamme sono alle prese con un carico di emozioni e sentimenti contrastanti di ogni tipo che difficilmente chi non vive in prima persona può comprendere.

A questo punto poi cominciano le ingerenze del mondo esterno in un rapporto che fino a quel momento era stato privato ed esclusivo della coppia. Genitori, suoceri, parenti, amici e addirittura sconosciuti: tutti hanno ottimi consigli, suggerimenti ed esperienze di vita da dispensare ai poveri sprovveduti futuri genitori e spesso la donna vive queste invasioni più o meno barbariche con ansia e irritazione.

E’ fondamentale perciò la vicinanza del partner e/o dei familiari, che devono cercare di essere presenti e partecipi, garantendo il proprio sostegno emotivo alla donna in un momento così delicato.

gravidanza estateSe la gravidanza procede bene, il sesto mese conclude il trimestre in maniera serena. Generalmente la forma fisica della madre è al suo meglio, i disturbi fastidiosi sono scomparsi ed energia e umore sono al top.

Terzo trimestre: ci siamo quasi…

Col settimo mese finalmente il pancione è ben visibile e la futura mamma può mostrarlo orgogliosamente in giro, senza il timore di sembrare semplicemente ingrassata che accompagna molte gestanti nel trimestre precedente.

Tra la fine del sesto e l’inizio del settimo mese la donna comincia ad avvertire chiaramente i movimenti del piccolo nell’utero e anche il padre appoggiando la mano sulla pancia può sentirli. E’ un momento di condivisione emozionante per la coppia, nel quale anche il partner viene coinvolto e comincia a realizzare la presenza concreta del bambino. Per il partner infatti è più difficile rendersi conto della vita che cresce dentro la compagna, che può vedere e sentire solo attraverso le sue descrizioni e durante le ecografie.

Il bambino cresce velocemente e si comincia ad aspettare con ansia ogni visita, per vederlo muoversi, osservarne il profilo ed essere rassicurate sulla sua salute e sul suo corretto sviluppo.

Il terzo trimestre è anche quello in cui la donna aumenta maggiormente di peso e assieme alla gioia di osservare il piccolo durante l’ecografia si fa strada una fonte d’angoscia per molte gestanti: l’incubo della pesata mensile dal ginecologo! Posto che un eccessivo aumento di peso può creare pericoli per la salute di madre e nascituro, ogni donna (e ogni gravidanza!) è a un caso a sé stante. Spesso i medici fanno terrorismo eccessivo intorno alla questione peso ed esistono delle tabelle di riferimento, ma bisogna ricordarsi che vanno adattate alla propria conformazione fisica, peso iniziale ed età. A volte per tenere il peso sotto controllo è sufficiente un pò di movimento fisico leggero e un’alimentazione corretta ma non eccessivamente rigida. Il consiglio è di non drammatizzare per qualche piccolo sgarro e di non farne un chiodo fisso: fidiamoci del medico e di noi stesse.

Con l’ottavo mese anche le fortunate che fino ad ora hanno goduto di ottima forma fisica, iniziano a risentire di qualche acciacco. Il volume del pancione aumenta sempre di più, comprimendo gli organi interni e causando difficoltà digestive e fiato corto. Cominciano i dolori alla schiena, sciatica e pubalgia. Trovare una posizione comoda per dormire diventa sempre più difficile e il sonno è comunque interrotto di frequente dallo stimolo ad urinare o dai calci del piccolo ospite, che sembra volersi muovere ogni volta che la mamma si rilassa.

calzineA questo punto della gravidanza generalmente si è a conoscenza del sesso e i preparativi si fanno più febbrili: acquisto di tutine e abbigliamento vario, scelta di culla e fasciatoio, sistemazione della casa e preparazione della famigerata valigia per l’ospedale. C’è chi ha tutto pronto dal quarto mese e chi se ne occupa nelle ultime settimane, magari approfittando della maternità lavorativa. Ma a questo punto tutte le future mamme hanno una rappresentazione mentale ben precisa del proprio bambino.

scarpineCol nono mese inizia il conto alla rovescia, scandito da una duplice istanza. Se da un lato si è impazienti per la voglia di conoscere il piccolo e per l’insofferenza crescente causata dallo stato fisico sempre più affaticato, dall’altro c’è il timore del parto, del dolore fisico: a tal proposito voglio ricordare che la parto analgesia è un diritto e non influisce in alcun modo sul legame che si crea tra madre e figlio durante il parto! La voglia di riprendere possesso del proprio corpo si alterna alla nostalgia anticipata del pancione, il desiderio di stringere il proprio bambino si mescola con la consapevolezza che presto il legame simbiotico madre-figlio sarà un pò meno esclusivo.

Contemporaneamente si affaccia la paura di non essere all’altezza del grande evento che si avvicina: prendersi cura di un neonato, che da quel momento sarà completamente dipendente dalla madre, quantomeno per i primi mesi di vita.

Molte donne hanno paura di non riuscire ad allattare al seno, anche a causa della grande pressione alla quale ultimamente vengono sottoposte le neomamme sulla questione. Anche in questo caso il consiglio è di affidarsi sì alle competenze di medici e ostetriche, ma di fidarsi sempre anche del proprio istinto, dandosi tempo e tranquillità per instaurare il legame col proprio bambino e non farne un dramma se l’allattamento non dovesse riuscire. La cosa più importante per il piccolo è la costruzione di un legame d’attaccamento sicuro con la madre ed è più probabile che questo accada con una madre serena che lo nutre col biberon, piuttosto che con una madre disperata perchè non riesce ad avviare l’allattamento al seno.

In conclusione, possiamo affermare che la gravidanza sia sì un periodo irripetibile nella vita di una donna, ma può essere attraversato con gioia ed entusiasmo oppure accompagnato da ansia e tensione.

Perchè questi nove mesi siano vissuti nella maniera più serena possibile è auspicabile che la futura madre possa prepararsi al lieto evento in un ambiente amorevole e rassicurante, riducendo al minimo le situazioni che creano stress e disagio. Questo non sempre è possibile nella vita di tutti i giorni, specialmente in ambiente lavorativo, ma esistono vari modi per arginare ansia e preoccupazioni. In primo luogo non sottovalutandole, ma parlando con il partner e chi ci sta vicino. Frequentando altre donne che possano capire come ci si sente, ad esempio attraverso gruppi di rilassamento e training autogeno o yoga per gestanti e seguendo i corsi di preparazione al parto organizzati da consultori e ospedali. Oppure, nei casi in cui si ravvisasse la necessità di un aiuto maggiore, rivolgendosi ad un professionista psicologo o psicoterapeuta: a volte basta un semplice consulto per rimettere ansie a paure nella giusta prospettiva, evitando il loro cronicizzarsi che potrebbe accentuare il rischio di insorgenza di patologie come la depressione post partum.

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