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Dallo stalking al femminicidio: prevenire la violenza di genere educando gli uomini del futuro

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L’ultima notizia risale a stamattina, quando le prime pagine dei quotidiani nazionali hanno pubblicato la notizia dell’arresto di Alessandro Musini, accusato di aver ucciso la moglie Anna Mura. Pare che lei fosse colpevole di aver chiesto la separazione.

Uomini che odiano le donne? Forse uomini incapaci di accettare che le proprie compagne, figlie, madri possano essere indipendenti, possano andarsene e abbandonarli, possano semplicemente essere “altro da loro”. Le statistiche parlano chiaro: secondo le stime Eures diffuse a gennaio, dal 2000 ad oggi in Italia oltre 330 donne sono state uccise per mano del proprio compagno che volevano lasciare. Tra questi, almeno 213 femminicidi sono avvenuti tra le coppie separate e 121 casi in quelle ancora unite dove la separazione si era manifesta come intenzione (fonte: Ansa).

Ma il femminicidio è solo l’estrema conseguenza di un fenomeno che riguarda violenza e abusi contro il genere femminile. Nel 2014 è stata pubblicata una ricerca dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentale, secondo la quale il 33% della popolazione femminile europea ha subito violenza fisica, psicologica o sessuale almeno una volta nella vita. Nei due terzi dei casi l’aggressore era il partner.

Peggio ancora i dati sulle molestie sessuali: il 55% delle donne europee intervistate ha dichiarato di aver subito molestie sessuali, nella maggior parte dei casi in ambiente lavorativo. Di queste, l’11% hanno subito una qualche forma di violenza e il 5% è stata vittima di stupro.

Crescono anche i dati sullo stalking, il 18% delle europee intervistate è stata vittima di persecuzione, quasi sempre perpetrata da un ex che non si rassegnava alla fine della storia.

Le cifre sono agghiaccianti e fa ancora più paura pensare che sono incomplete. Alle statistiche mancano i dati sulle donne che non solo non denunciano, ma non chiedono alcun tipo di aiuto.

Le motivazioni che spingono a non ribellarsi sono molteplici: la poca consapevolezza, la vergogna, il senso di impotenza, la paura e la speranza che, nonostante tutto, le cose tornino a posto. La speranza che “sia l’ultima volta che lui mi picchia”. L’ultima volta volta che vengo umiliata. L’ultima volta che mi minaccia, che mi tormenta, che mi impedisce di avere una vita. Per una donna che vive in un ambiente familiare violento e prevaricatore è difficile avere la forza di dire basta, di denunciare. Spesso si sottovalutano i segnali finchè la violenza esplode in una maniera che si considerava impossibile. E questo vale per ogni categoria e ceto sociale, ricche, povere, caslinghe, impiegate o donne in carriera. Donne che agli occhi del mondo appaiono forti e indipendenti dentro casa spesso sono sottomesse e incapaci di reagire.

La presa di consapevolezza e la denuncia sono un primo passo, ma purtroppo non sempre sono sufficienti per mettere al sicuro da ulteriori pericoli. Sono tristemente noti i casi di donne vittime del proprio partner che già avevano denunciato per maltrattamenti, minacce e stalking.

Cosa si può fare allora? Prevenire la violenza di genere è possibile?

Recentemente ho partecipato ad un convegno che si chiudeva proprio con questo interrogativo. La risposta è che si, si può e l’unica maniera possibile è quella di educare i bambini, i ragazzi, i giovani adulti al rispetto, al dialogo, al confronto: alla parità di genere nel suo senso più profondo.

Educare i ragazzi a rispettare le proprie sorelle, amiche, compagne. A non prevaricarle. A eliminare la violenza e la sopraffazione da ogni schema mentale, maschile o femminile che sia.

E insegnare alle bambine, ragazze, giovani adulte ad essere consapevoli che nessuno ha il diritto di togliere loro la libertà, di costringerle alla sottomissione fisica nè psicologica. Di imparare a comunicare chiaramente le proprie decisioni: spesso la giustificazione di un fidanzato lasciato che diventa stalker è proprio questa (“lei non mi ha mai detto a chiare lettere di non volermi più vedere”) e in alcuni casi è vero, magari per paura di ferire o per evitare un confronto doloroso.

Si tratta di ricordare ai ragazzi di oggi, agli adulti di domani, quello che i bambini sanno perfettamente, come spiega in maniera esemplare un video che tempo fa ha riscosso molto successo e che non posso che pubblicare in chiusura di questo articolo.

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One thought on “Dallo stalking al femminicidio: prevenire la violenza di genere educando gli uomini del futuro

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